24-11-2025
SIMON BALESTRAZZI
"Scomparire"

(13/Silentes)
Time: CD (40:55)
Rating : 9
C'è un momento, nell'ascolto di "Scomparire", in cui ci si accorge di non avere più punti di riferimento. Il suono non guida, non accompagna, non spiega: avvolge. Simon Balestrazzi costruisce un paesaggio dove la percezione si dissolve, dove il confine tra realtà e illusione si fa poroso, dove tutto - persino l'identità dell'ascoltatore - si sbriciola come brina al sole. Il titolo non mente: "Scomparire" non è solo un invito, ma un processo in atto.
Da oltre quarant'anni, Balestrazzi lavora ai margini del suono codificato. Dai primi esperimenti con i T.A.C. e le derive industriali di fine anni Ottanta, fino ai territori più recenti dell'elettroacustica e della sound-art, la sua ricerca ha sempre puntato a scardinare le abitudini percettive. Ma qui l'industrial, con la sua fisicità e la sua meccanica ossessiva, lascia spazio a una rarefazione quasi ascetica. È come se l'artista avesse deciso di cancellare il rumore del mondo, di ridurlo a pura vibrazione, a eco lontana di ciò che un tempo era tangibile.
I suoni emergono e scompaiono senza fretta, come se fossero ricordi in dissolvenza. Rumori granulosi, soffi elettronici, risonanze metalliche che non esplodono mai ma restano sospese, in bilico tra il gesto e il silenzio. Ogni elemento sembra vivere di vita propria, indipendente dal flusso temporale. Non ci sono ritmi né strutture riconoscibili: "Scomparire" è un organismo che respira lentamente, come un paesaggio immerso nella nebbia dove le forme si intuivano, ma non si possono più afferrare. C'è qualcosa di profondamente cinematografico, o forse più propriamente visionario, in questa scrittura sonora. Balestrazzi non compone "musica" nel senso tradizionale, ma costruisce spazi acustici che funzionano come camere d'eco psichiche. Ogni dettaglio - un colpo di frequenza, un campo riverberato, un impulso elettrico che si smorza - sembra collocato non per descrivere, ma per evocare un'assenza. È la colonna sonora di una sparizione, di un distacco definitivo dal sé e dal reale.
Ascoltandolo, si ha la sensazione che tutto stia lentamente evaporando. L'identità, il tempo, persino l'ascolto stesso diventano instabili. Il disco sembra chiedere di lasciarsi andare, di abbandonare il bisogno di riconoscere, di comprendere. In questo senso, Scomparire è un gesto radicale: un rifiuto del controllo, una resa alla dissoluzione come forma di libertà.
La forza del lavoro sta proprio nella sua assenza di dramma. Non c'è enfasi, non c'è retorica del buio o della decadenza - c'è piuttosto un'attenzione meticolosa alla vibrazione minima, al dettaglio che resta sospeso tra due stati dell'essere. È un disco che vive nella soglia: tra udibile e inaudito, tra corpo e spettro. Rispetto al passato, Balestrazzi non rinnega la sua genealogia industriale, ma la trasfigura. L'interesse non è più per la materia sonora come collisione o scontro, bensì per la sua evanescenza, per il punto in cui il suono smette di essere oggetto e diventa pura presenza. È musica di ricerca nel senso più letterale del termine - non ricerca di novità, ma di profondità.
"Scomparire" non è un disco "difficile" perché complesso, ma perché chiede silenzio. Chiede tempo. Chiede di accettare l'idea che la musica possa esistere anche come nebbia, come sospensione, come gesto che tende verso il nulla. E in quel nulla, paradossalmente, ritrova una verità sottile, un equilibrio fragile ma necessario. Alla fine, ciò che resta non è tanto un insieme di suoni, quanto una sensazione: quella di essere passati da qualche parte e di aver lasciato dietro di sé una traccia impercettibile.
CAESAR
https://soundcloud.com/simon-balestrazzi
https://silentes.bandcamp.com/