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12-02-2026
RUNES ORDER / REGEN GRAVES
L'eco finale del death ambient

di CAESAR
Nel sottobosco più profondo della musica sperimentale europea, dove elettronica analogica, ambient oscuro e suggestioni rituali si intrecciano da decenni lontano dai riflettori, il nome Runes Order rappresenta una presenza storica e radicale. Nato negli anni Novanta, in un periodo di massima fertilità per la cosiddetta death ambient, il progetto di Claudio Dondo ha attraversato arresti, mutazioni e rinascite, mantenendo sempre una visione personale, istintiva e profondamente legata a una spiritualità pagana e a un'idea di suono come esperienza interiore più che come genere codificato.
Accanto a questa traiettoria solitaria si inserisce l'incontro con Regen Graves, con cui Runes Order ha dato vita a collaborazioni dense e claustrofobiche come "Falsche Fragen", frutto di improvvisazione, amicizia e totale libertà creativa. In questa conversazione, i due artisti ripercorrono l'evoluzione del progetto, le influenze formative - dalla scuola elettronica tedesca al cinema horror - e il loro rapporto disilluso con il presente, restituendo un ritratto sincero di una musica che non cerca compromessi né appartenenze, ma continua a esistere come linguaggio necessario, oscuro e irriducibile. Abbiamo intervistato Runes Order e Regen Graves in un momento di consapevole chiusura, per indagare ciò che resta quando un linguaggio sonoro ha già detto tutto ciò che doveva dire.
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Di recente hai detto di sentire che Runes Order aveva raggiunto un punto di chiusura. Guardando indietro, come valuti l'evoluzione del progetto e quali momenti ritieni più significativi della sua storia?
C.D.: "Il progetto negli anni ha avuto molteplici stati di arresto dovuti a problemi personali e non, ora invece ho detto tutto quello che avevo da dire... La mia era la musica giusta per gli anni 90, periodo in cui la cosiddetta death ambient ha avuto il suo massimo picco di espressività e originalità. Ora non vedo più il senso di fare questo genere musicale, che in più mi annoia... Per quanto riguarda le fasi più significative dell'evoluzione del progetto, dopo un'iniziale predisposizione per la musica ambient di stampo cosmico liberamente ispirata ai maestri K. Schulze,Tangerine Dream, J.M. Jarre... il mio momento veramente importante è stata la pubblicazione del CD "The Art of Scare and Sorrow" nel 2001 ad opera della Masterpiece (label genovese a capo di Giovanni Indorato)... in questa opera furono inseriti per la prima volta elementi Rock progressivi con spunti di black metal ... e l'intero disco era ispirato al must di Pupi Avati "La casa dalle finestre che ridono". Collaboratori del disco furono Argento (Spite Extreme Wings) e Tony Tears ... è tutt'ora uno dei lavori a cui sono più legato."
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Il nome Runes Order richiama simboli runici, ma la musica non è didascalica. Che rapporto hai voluto mantenere tra suono, simbolo e suggestione concettuale?
C.D.: "Il nome rispecchia il mio interesse per la cultura pagana e il contatto con la natura, che per citare un titolo "è il mio unico dio" nei miei lavori. L'unica tra queste entità spirituali si può trovare nel brano "Holy Stones", tratto dall'album "Odysseum" del 96."

"Ritengo di aver detto tutto quello che avevo da dire. La mia era la musica giusta per gli anni 90, quando la cosiddetta death ambient ha avuto il suo massimo picco di espressività e originalità. Ora non vedo più il senso di fare questo genere musicale, che in più mi annoia..."
(Claudio Dondo)
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Klaus Schulze è spesso citato come riferimento per la musica elettronica e ambient. In che modo la sua musica ha influenzato la nascita e la visione sonora di Runes Order, e come hai fatto tua quella lezione?
C.D.: "Nel periodo in cui incisi il mio primo CD "Winter" i miei ascolti viravano principalmente su tutta la scena elettronica tedesca anni 60/70, e quindi è risultato naturale che le mie opere ne venissero influenzate; ovviamente ho evitato di "copiare" quel genere di cose, cercando piuttosto di mescolare le varie influenze con un piglio più sperimentale e, direi, "italiano "."
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Nei primi lavori di Runes Order l'improvvisazione e l'uso dei nastri e dei sintetizzatori erano centrali. Quanto questa libertà creativa ha influenzato il percorso successivo e le scelte stilistiche degli ultimi lavori?
C.D.: "Citando la frase "la miseria provoca il genio", posso dirti che agli albori del progetto (quando ancora si chiamava Order 1968) i mezzi a mia disposizione erano tra i più poveri... utilizzavo tastiere giocattolo, nastri e percussioni autocostruite ... Questo ha portato a un risultato alquanto ostico e sperimentale."

"Non ci rapportiamo alla società moderna. Personalmente vivo un'esistenza isolata e ideologicamente e spiritualmente anacronistica rispetto a tutto ciò che vedo e sento intorno a me, quindi è un po' come se volessi parlare una lingua incomprensibile ai più. Non ne faccio assolutamente un discorso di tipo 'elitario', lo vivo più come un handicap e un disagio irrisolvibile e silenziosamente logorante."
(Regen Graves)
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"Falsche Fragen" è stata una collaborazione tra Runes Order e Regen Graves. Come avete lavorato insieme in termini creativi e di scambio di idee per ottenere un risultato così denso e atmosferico?
C.D.: "La collaborazione tra me e Regen Graves è stata la naturale evoluzione di una consolidata amicizia. Amiamo entrambi la musica elettronica analogica e, avendo a disposizione uno studio personale di registrazione, ci siamo entrambi sentiti a nostro agio nello sperimentare alcune forme musicali improvvisate, che hanno portato alla registrazione del nostro primo lavoro in collaborazione "Falsche Fragen"."
R.G. "Sia su "Falsche Fragen" che su "Escape" abbiamo portato in studio alcune nostre basi o idee prevalentemente improvvisate, su cui poi entrambi abbiamo nuovamente aggiunto tracce o "manipolato" suoni qua e là con pedalini, effetti etc. Il risultato ottenuto è stato qualcosa di molto istintivo e diretto, senza inutili ragionamenti su chi dovesse fare cosa e come... È stato un processo creativo molto stimolante e interessante e ne siamo molto soddisfatti."
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In "Falsche Fragen" emergono atmosfere molto cupe e rituali. Quali scelte artistiche o sperimentazioni avete adottato per rendere l'album così immersivo e coerente con il vostro stile?
C.D.: "Il nuovo lavoro in collaborazione "Escape" sarà sicuramente più ricco e "movimentato"... alle voci avremo Labes C. Necrothytus (Abysmal Grief) e Argento (Spite Extreme Wings)... le sonorità si aggireranno tra horror music anni 80 con ispirazioni Frizzi/Ortolani/Carpenter e alcuni momenti invece potranno ricordare quasi un rock apocalittico, vicino ad alcune cose dei Disciplinatha."
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La vostra musica spesso riflette una visione oscura e nichilista. Come vi rapportate alla società moderna e al mondo contemporaneo, e in che modo questa percezione si riflette nel vostro lavoro creativo?
R.G.: "Semplicemente NON ci rapportiamo. Personalmente io vivo un'esistenza isolata e ideologicamente e spiritualmente anacronistica rispetto a tutto ciò che vedo e sento intorno a me, quindi è un po' come se volessi parlare una lingua incomprensibile ai più. Non ne faccio assolutamente un discorso di tipo 'elitario', non fraintendermi. Lo vivo più come un handicap e un disagio irrisolvibile e silenziosamente logorante."
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Per finire, Claudio, quali sono i tuoi 10 dischi dell'isola deserta?
C.D.: "Eccoli, senza un ordine di preferenza e in base ai gusti attuali:
Tangerine Dream "Ricochet"
Robert Schroeder "Harmonic Ascendant"
Jean Michel Jarre "Oxygene".
Tiamat "Wildhoney"
Black Sabbath "Sabbath Bloody Sabbath"
Goblin "Roller"
John Carpenter "The Fog"
Le Orme "Felona e Sorona"
Hawkwind "Quark, Strangeness and Charm"
Paradise Lost "Tragic Idol"
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