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Room 108

12-02-2026

RUNES ORDER / REGEN GRAVES

L'eco finale del death ambient

RUNES ORDER / REGEN GRAVES

di CAESAR

Nel sottobosco più profondo della musica sperimentale europea, dove elettronica analogica, ambient oscuro e suggestioni rituali si intrecciano da decenni lontano dai riflettori, il nome Runes Order rappresenta una presenza storica e radicale. Nato negli anni Novanta, in un periodo di massima fertilità per la cosiddetta death ambient, il progetto di Claudio Dondo ha attraversato arresti, mutazioni e rinascite, mantenendo sempre una visione personale, istintiva e profondamente legata a una spiritualità pagana e a un'idea di suono come esperienza interiore più che come genere codificato. Accanto a questa traiettoria solitaria si inserisce l'incontro con Regen Graves, con cui Runes Order ha dato vita a collaborazioni dense e claustrofobiche come "Falsche Fragen", frutto di improvvisazione, amicizia e totale libertà creativa. In questa conversazione, i due artisti ripercorrono l'evoluzione del progetto, le influenze formative - dalla scuola elettronica tedesca al cinema horror - e il loro rapporto disilluso con il presente, restituendo un ritratto sincero di una musica che non cerca compromessi né appartenenze, ma continua a esistere come linguaggio necessario, oscuro e irriducibile. Abbiamo intervistato Runes Order e Regen Graves in un momento di consapevole chiusura, per indagare ciò che resta quando un linguaggio sonoro ha già detto tutto ciò che doveva dire.

RUNES ORDER / REGEN GRAVES

"Ritengo di aver detto tutto quello che avevo da dire. La mia era la musica giusta per gli anni 90, quando la cosiddetta death ambient ha avuto il suo massimo picco di espressività e originalità. Ora non vedo più il senso di fare questo genere musicale, che in più mi annoia..."
(Claudio Dondo)

 

RUNES ORDER / REGEN GRAVES

"Non ci rapportiamo alla società moderna. Personalmente vivo un'esistenza isolata e ideologicamente e spiritualmente anacronistica rispetto a tutto ciò che vedo e sento intorno a me, quindi è un po' come se volessi parlare una lingua incomprensibile ai più. Non ne faccio assolutamente un discorso di tipo 'elitario', lo vivo più come un handicap e un disagio irrisolvibile e silenziosamente logorante."
(Regen Graves)

 

 

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