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Recensione
29-03-2026 : LA PORTA ERMETICA
LA PORTA ERMETICA
Nel panorama del ritual industrial europeo, "Horti Lamiani" dei La Porta Ermetica non si presenta come un semplice nuovo capitolo discografico, ma come l'apertura di uno spazio iniziatico: una soglia sonora che conduce in un giardino notturno dove memoria storica, simbolismo occulto e sperimentazione convivono in equilibrio instabile. Il titolo evoca immediatamente gli antichi giardini imperiali romani, luoghi stratificati di potere e mistero. L'ascolto dell'album produce una sensazione simile a un'operazione archeologica: strato dopo strato, emergono suoni che sembrano provenire da profondità diverse del tempo. I ritmi....
 
Recensione
29-03-2026 : LILI REFRAIN
LILI REFRAIN
Ci sono artisti che col tempo aggiungono strati. Lili Refrain, invece, sembra fare il contrario: scava, toglie, stringe. "Nagalite" è il punto in cui questo processo diventa evidente. Chi la segue da un po' sa da dove arriva: progetto solista nato nel 2007, costruito tutto in tempo reale tra chitarra elettrica, voce, percussioni e loop station, zero basi, zero rete di sicurezza. Negli ultimi anni ha macinato palchi ovunque, dai festival europei ai tour nel Regno Unito, portando quella dimensione rituale fuori dalla nicchia. Ecco, questo disco suona proprio come qualcuno che ha fatto quel viaggio e ha deciso di tornare con....
 
Recensione
29-03-2026 : TOURDEFORCE
TOURDEFORCE
A poco meno di due anni dall'eccellente e peculiare album di cover "Hail the Electronic Sun", Christian Ryder e la sua creatura tornano in scena col nuovo ed atteso lavoro, rilasciato in un bel digipack completo di libretto attraverso il proprio marchio My Owl Music. Ancora una volta - e forse più che mai - concettualmente forte, tagliente e rigorosamente non allineato, "Leaving Nothing Left Behind" vede il mastermind lombardo, da tempo tradizionalmente solo al comando della sua creazione, tornare sul mercato con la sua prova più solida ed efficace, nel segno di quel synth/future-pop sviluppato in oltre due....
 
Recensione
29-03-2026 : MHOLE
MHOLE
"Materia Prima - Manifesto del Nuovo Uomo" segna un passaggio significativo nel percorso degli MHOLE. Se nei lavori precedenti il progetto sembrava muoversi soprattutto in territori più estremi e destrutturati, immersi in flussi di rumore e sperimentazione quasi totale, qui emerge una scelta diversa: la materia sonora viene organizzata con maggiore precisione, resa più strutturata e in alcuni momenti persino più accessibile. Non è un ammorbidimento del linguaggio, ma piuttosto una nuova forma di equilibrio tra caos e forma, tra impulso sperimentale e costruzione musicale. Il disco mantiene la natura....
 
Recensione
29-03-2026 : CHRISTINE PLAYS VIOLA
CHRISTINE PLAYS VIOLA
Giunto al diciottesimo anno di attività e con un'ammirevole serie di valide prove alle spalle, il quartetto abruzzese approda alla corte della storica etichetta americana Cleopatra Records per il suo quinto album in studio, che arriva a quasi sei anni dal precedente "Fading". Una lunga attesa, interrotta solo da un paio di tracce pubblicate via Bandcamp (qui recuperate come bonus in coda alla scaletta), che ci riconsegna una band in ottima forma, sempre legatissima al post-punk, alla darkwave ed al goth di scuola anni '80, ma ancora una volta capace di andare oltre quegli schemi più ortodossi che troppi altri non....
 
Recensione
29-03-2026 : FILTH COLOSSUS
FILTH COLOSSUS
Con "Per Negationem" Filth Colossus si muove dentro il dark ambient più cupo e stratificato, ma evita il rischio della pura estetica apocalittica da cartolina. Qui non c'è un semplice immaginario "oscuro": c'è piuttosto una sensazione costante di forze in atto, invisibili e indecifrabili, come se sotto la superficie del suono stesse accadendo qualcosa di troppo grande per essere nominato. L'ascolto dà l'impressione di assistere a un'evocazione lenta e inesorabile. I droni profondi, quasi geologici, si accumulano come nubi nere; impulsi metallici e risonanze cavernose emergono e si dissolvono....
 
Recensione
08-03-2026 : NIMH
NIMH
Entrare in "Nine Years of Decadence" è come varcare la soglia di una casa in rovina, dove ogni stanza conserva echi di un passato tormentato. Non c'è musica qui per allietare o rassicurare: ogni suono è un frammento di ossessione, un respiro affannoso, un'ombra che striscia tra muri di silenzio e spettri di rumore. Nimh costruisce un mondo sonoro che non ammette tregua, in cui la luce sembra sempre distante e il buio ha consistenza. L'album sembra scaturire da un diario segreto, ma uno scritto con mani tremanti, tra rabbia e stanchezza, tra rassegnazione e una sottile volontà di ribellione. Le tracce si....
 
Intervista
12-02-2026 : RUNES ORDER / REGEN GRAVES
RUNES ORDER / REGEN GRAVES
Nel sottobosco più profondo della musica sperimentale europea, dove elettronica analogica, ambient oscuro e suggestioni rituali si intrecciano da decenni lontano dai riflettori, il nome Runes Order rappresenta una presenza storica e radicale. Nato negli anni Novanta, in un periodo di massima fertilità per la cosiddetta death ambient, il progetto di Claudio Dondo ha attraversato arresti, mutazioni e rinascite, mantenendo sempre una visione personale, istintiva e profondamente legata a una spiritualità pagana e a un'idea di suono come esperienza interiore più che come genere codificato. Accanto a questa traiettoria....
 
Recensione
12-02-2026 : NICHELODEON ft BORDA
NICHELODEON ft BORDA
"Flipper (Folk Songs for the Judgement Day)" non è un disco nel senso tradizionale del termine, ma uno spazio instabile da attraversare. NichelOdeon, insieme a borda, costruisce un lavoro che procede per stratificazioni e attriti, dove la storia della musica affiora e scompare come un ricordo che non riesce a fissarsi. La voce di Claudio Milano è il punto di rottura e di attrazione. Non interpreta: si deforma, si frammenta, evapora. È una voce che agisce più come corpo che come racconto, richiamando l'eredità radicale di Demetrio Stratos e Cathy Berberian non come citazione, ma come metodo: il....
 
Recensione
12-02-2026 : KÆRY ANN
KÆRY ANN
Con "Moonstone", Kæry Ann compie un passo deciso lontano dalle atmosfere più rarefatte del debutto, spingendo il proprio linguaggio verso una dimensione più corporea e concreta. Se "Songs of Grace and Ruin" sembrava sospeso tra sogno e ricordo, qui il suono assume un peso, un corpo: le chitarre si fanno rocciose e lente, i riverberi eterei cedono spazio a una tensione palpabile, e la voce di Erika Azzini si muove come un filo sottile che attraversa paesaggi emotivi vasti e oscuri. L'apertura con "Puritatem Tuam Interiorem Serva" ha il valore di un'intestazione rituale più che di un....
 
 
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