09-08-2025
COMICIDE 24
"Chronic Transfusion"

(Zoharum)
Time: CD (51:14)
Rating : 6.5
Ruggine spirituale, iniezioni di catrame e detriti umani: il ritorno brutale dell'origine industriale perduta. A quasi trent'anni di distanza dal loro ultimo respiro, i COMICIDE 24 tornano non come revival, ma come resurrezione post-umana. "Chronic Transfusion" non è un disco, è un atto autoptico eseguito su un cadavere ancora urlante, un dispositivo emotivo progettato per macellare ciò che resta dell'innocenza sonora. Questa è materia grezza per nostalgici dell'abrasione, per cultori della rovina, per chi non cerca salvezza ma una lingua con cui parlare alla decomposizione. Fondati agli albori degli anni '80 da Stephen Ah Burroughs e Eric Jurenovskis, i COMICIDE furono la protoforma instabile di quella mutazione maligna che sarebbe diventata HEAD OF DAVID, e da lì - come una metastasi - l'impulso oscuro che spinse J.K. Broadrick verso GODFLESH. Le radici sono contaminate, fertilizzate da piombo e nichilismo, e "Chronic Transfusion" è il veleno distillato da decenni di fermentazione nel buio. L'album è composto da sei tracce che si muovono come bestie ferite in una centrale elettrica dismessa. Non c'è nessuna concessione alla struttura tradizionale: qui la narrazione è scarnificata, un collage di impulsi sonori, esplosioni statiche e pulsazioni che sembrano sorgere da macchinari arrugginiti che gridano la propria agonia. Ogni pezzo è un ambiente ostile, un habitat elettro-meccanico dove la carne viene testata e torturata. "Transfusion" apre l'album con un'onda lenta e tossica, un drone che pulsa come una ferita ancora viva. Il brano si decompone su sé stesso mentre si arrampica verso un climax che non arriva mai, perché l'obiettivo non è la catarsi, ma la tensione perpetua. "Defective Control" è il cuore pulsante del disco, un affondo nel territorio della no-wave più malata, dove riverberi metallici si incastrano in un battito ossessivo che pare provenire dal cervello di una macchina suicida. I synth non decorano: strappano. Durante l'ascolto emergono momenti dove un'eco ambient quasi commovente tenta di emergere ma viene immediatamente risucchiata da un gorgo di distorsioni, come se il disco stesso rigettasse ogni tentativo di redenzione. Questa è musica che non vuole essere ascoltata: vuole essere subita. "Chronic Transfusion" non è un'opera d'arte, è una minaccia estetica. È il manifesto di un'estetica anti-umana, il ringhio di una macchina che ha imparato ad odiare i propri creatori. Le radici punk sono ancora lì, mutate in una forma più cerebrale e ostile: non il grido diretto dell'"io", ma la sua dissoluzione in un campo magnetico malato. Il suono? Una sabbia ferrosa nella bocca. La struttura? Un incubo ricorsivo senza uscita. Il messaggio? Nessuno. Solo rumore che si ricorda d'essere stato significato, e ora vuole vendetta. Con "Chronic Transfusion", i COMICIDE 24 non tornano per piacere a nessuno. Ritornano per ricordarci che l'industrial non è moda, non è revival, non è estetica: è un'infezione che risale le spine dorsali, un rito di passaggio per chi non ha più bisogno di sogni.
CAESAR