08-03-2026
SIERRA VEINS
"In the Name of Blood"

(No Shark Prod)
Time: CD (33:44)
Rating : 7.5
Per la produttrice francese Annelise Morel questo secondo album non è stato solo un importante traguardo discografico, dopo il buon esordio sulla lunga distanza di due anni prima con l'apprezzato "A Story of Anger" ed una serie di validi singoli/EP dal 2017. "In the Name of Blood" è infatti anche un punto di svolta concettuale che vede il nome del progetto aggiungere "Veins" dopo "Sierra", e non è un caso che "In the Name of Blood", uscito sul finire dello scorso anno, verta a livello tematico sulla memoria silenziosa insita nel nostro DNA, dove risiede una naturale eredità ancestrale.
Un punto di svolta che non prevede stravolgimenti in un sound che Annelise ha plasmato con acume e buon gusto - anche a livello di suoni, con notevoli risultati - sin dagli esordi, un'elettronica algida e notturna ricolma di un magnetismo squisitamente femminile che non ha paura di abbracciare la solidità dell'EBM, la vorticosità delle derive più acide della dance o l'intimismo dell'ambient più appassionata, così come non si priva di gustosi ricami o di solide ritmiche dubstep, favorendo una buona versatilità vocale che poggia su effetti ben scelti e dosati.
È la solida title-track ad aprire l'opera (racchiusa in un essenziale digipack) con passo lento e penetrante, ma l'impeto dance non tarda a deflagrare, tanto fra le nevrosi di "Memory Cells" (realizzata assieme a Ghost Dance, nuova incarnazione del dismesso act Niveau Zero) quanto a seguito della tensione di "Who I Used to Be".
Il lato più intimo, atmosferico e soffuso del suono di SV è incarnato dalla sofferta "The One" e dalla conclusiva "The End of Time", delicatamente melodiosa, mentre quello più istrionico è senza dubbio rappresentato dalla sfrontatezza di "Ain't No Woman". Bene il groove dell'ansiogena "My Poison", come anche la mirabile enfasi riposta nello strumentale "It Was Written", mentre spetta a "Desire" mostrare i muscoli con il suo incalzante beat EBM, trasudando forza e fascino oscuro in chiave dancefloor.
Un lavoro che, a dispetto di una durata piuttosto concisa, riesce a mettere sul piatto la giusta gamma di varianti e soluzioni, evidenziando a dovere le qualità di un'artista capace ed intelligente che ha preferito seguire l'ispirazione, anziché spingere su certi aspetti più accessibili del precedente album. Una solida conferma per un progetto che merita attenzione.
Roberto Alessandro Filippozzi
https://sierraveins.bandcamp.com/