10-08-2026
ONE LEG ONE EYE
"...And Take The Black Worm With Me"

(Cold Spring)
Time: CD (53:32)
Rating : 7
Il progetto solista di Ian Lynch, già tra le voci centrali dei Lankum, parte da una cosa semplice solo in apparenza: togliere al folk ogni idea di consolazione. Con One Leg One Eye non siamo nel territorio della rilettura contemporanea della tradizione irlandese, ma in qualcosa di più instabile, come se le canzoni fossero state dissotterrate invece che composte.
C'è una parola che torna spesso ascoltando il disco: "spazio". Ma non quello aperto o panoramico. Piuttosto spazi chiusi, dimenticati, dove il suono non rimbalza bene. I luoghi che Lynch usa davvero - edifici abbandonati di Dublino, stanze familiari svuotate di senso, l'area industriale legata al lavoro del padre - non sono scenografie, sono attriti. E si sentono tutti. Qui il folk non viene modernizzato: viene lasciato solo troppo a lungo. E in quella solitudine si deforma. Le uilleann pipes non "cantano" nel senso tradizionale, ma sembrano cercare aria dentro qualcosa che la sta esaurendo. La shruti box non crea drone, lo trattiene. Il violino non apre melodie, ma le interrompe prima che diventino riconoscibili. Il riferimento al black metal di seconda ondata non va preso come estetica, ma come attitudine: non la rabbia, ma l'isolamento. Non l'aggressione, ma la distanza. È una musica che non ti viene incontro e non si spiega - resta dove è stata registrata, come se ogni suono fosse ancora attaccato al muro da cui è stato catturato. La cosa più interessante è che il disco non costruisce climax. Non "cresce". Si accumula e si consuma allo stesso tempo. È come se ogni traccia fosse già in decomposizione mentre si forma. Non c'è mai la sensazione di arrivo, solo permanenza. Dentro questa materia instabile entrano anche le presenze esterne: la voce di Laurie Sue Shanaman (tra Ails e Ludicra) non aggiunge umanità, la incrina ulteriormente, mentre l'organo di Ruth Clinton (Landless, Poor Creature) porta il tutto in una zona che sembra sacra solo perché è vuota abbastanza da risuonare.
Il disco è stato a lungo quasi introvabile, confinato a un CD ormai esaurito. E in fondo gli sta bene così: non ha l'aria di qualcosa pensato per circolare facilmente. Anche questa riedizione, con il brano extra "Sympathetic Invertebrate Ritual", non "espande" il lavoro, ma lo sposta leggermente di lato, come se aggiungesse un'ombra più che un pezzo nuovo. Alla fine, più che allontanarsi dal folk, Lynch sembra spostarlo altrove: nei droni, nei nastri, nei suoni trattati. Come se le ballate non fossero sparite, ma si fossero svuotate delle parole, restando lì, sospese, in forma di elettronica.
CAESAR
https://onelegoneeye.bandcamp.com/