10-11-2025
LUBIN
"Gaza"

(Zoharum)
Time: CD (53:37)
Rating : 6.5
Con il loro secondo album, i Lubin spingono l'elettronica verso un territorio in cui la pista da ballo evapora, lasciando spazio al battito nudo dell'angoscia contemporanea. "Gaza" è un disco che pulsa di energia techno-industrial ma ne capovolge la funzione: il ritmo non invita al movimento, ma diventa un gesto di resistenza, un modo per restare lucidi in mezzo alla distruzione. I Lubin costruiscono la loro materia sonora su pattern techno ossessivi, distorsioni secche e una tensione quasi fisica. Il suono, asciutto e metallico, è attraversato da campionamenti reali: voci di manifestanti, frammenti di reportage, rumori ambientali provenienti dalla Striscia di Gaza. Questi elementi non sono decorativi, ma formano il nucleo emotivo dell'opera. Il risultato è un ibrido inquieto, dove la trance del beat si mescola con la gravità del documento sonoro. La band non prende posizione politica diretta, ma si muove in un territorio di disgusto e dolore civile. In "Gaza" non c'è rabbia gridata, bensì una tensione continua, trattenuta, che filtra attraverso la costruzione dei brani. L'ascolto si trasforma in un'esperienza quasi cinematografica: droni che avanzano come fumo, percussioni che si spengono e riaccendono come colpi di memoria, spazi sonori che si aprono come crateri. C'è un senso di catastrofe lenta, ma anche un desiderio di umanità che resiste. Tra i rumori e le frequenze abrasive emergono frammenti di intimità, respiri, accenni di voce che sembrano cercare ancora una connessione possibile. "Gaza" è dunque più di un album concettuale: è un atto di empatia sonora, una forma di lutto elettronico che non rinuncia alla forza del ritmo. Alla fine, ciò che resta non è solo la potenza del suono, ma la sua urgenza morale. Lubin firmano un lavoro coraggioso e disturbante, capace di restituire alla musica elettronica la sua funzione originaria: trasformare l'ascolto in consapevolezza.
CAESAR
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