18-01-2026
MOLJEBKA PVLSE
"An Expression Of A Poetry That Was Lost"

(Zoharum)
Time: CD (44:40)
Rating : 7
Con "An Expression Of A Poetry That Was Lost" i MOLJEBKA PVLSE sembrano interrogarsi non tanto sulla forma della musica, quanto sulla sua capacità di trattenere qualcosa che sta per svanire. Il disco si muove infatti su una soglia instabile, dove suono e silenzio, presenza e assenza, convivono senza mai risolversi del tutto. È un lavoro che non cerca di raccontare, ma di lasciare tracce, come appunti incompleti di un linguaggio più ampio e irraggiungibile.
Le due composizioni si sviluppano con un passo lento e misurato, rifiutando qualsiasi progressione evidente. L'elettronica non costruisce scenari, ma delimita un campo percettivo entro cui piccoli eventi acustici prendono forma e si dissolvono. Gli strumenti dal vivo emergono senza assumere un ruolo centrale, come se fossero presenze di passaggio, frammenti di memoria sonora che affiorano per poi rientrare nel flusso continuo del drone.
A differenza di molta musica ambient contemporanea, qui non c'è alcuna ricerca di conforto o di bellezza immediata. Anche nei momenti più ariosi, il suono mantiene una qualità fragile, instabile, che suggerisce una costante possibilità di interruzione. Le melodie, quando compaiono, sono incomplete, spesso accennate, e proprio per questo cariche di una tensione sottile: sembrano sul punto di rivelarsi, ma si sottraggono prima di diventare riconoscibili. Il disco lavora per stratificazioni leggere, evitando accumuli eccessivi. Ogni elemento è collocato con attenzione quasi rituale, lasciando ampi spazi di respiro e invitando l'ascoltatore a un tipo di attenzione lenta, non finalizzata. Più che un viaggio o un paesaggio, "An Expression Of A Poetry That Was Lost" è uno stato, una condizione d'ascolto che si costruisce nel tempo e che richiede una certa disponibilità a restare nell'indefinito.
In questo senso, l'album rappresenta un'ulteriore conferma della coerenza del progetto MOLJEBKA PVLSE, capace di evolvere senza tradire il proprio linguaggio. Non un'opera che si impone, né che cerca di sedurre, ma un lavoro silenzioso e persistente, che continua a risuonare anche dopo l'ascolto, come una frase interrotta di cui si percepisce ancora il peso, pur senza poterne ricostruire le parole.
CAESAR