14-06-2026
V.A.
"Salò, or The 120 Days Of Sodom"

(Cold Spring)
Time: CD (54:59)
Rating : 10
Questa uscita è, molto semplicemente, la prima vera edizione autonoma della colonna sonora di "Salò, o le 120 giornate di Sodoma". E già questo basta a capire perché ha senso parlarne oggi: non è una rilettura, non è un tributo, ma il suono originale del film che prende finalmente una forma propria.
Il nome chiave è Ennio Morricone, anche se qui siamo lontanissimi dall'immagine più "riconoscibile" del compositore. Niente grandi temi, niente orchestrazioni memorabili: il suo lavoro su "Salò" è minimale, quasi trattenuto, e proprio per questo straniante. "Son Tanto Triste" apre il disco con una malinconia quasi educata, fuori posto rispetto a quello che il film diventa - ed è esattamente lì che si crea il cortocircuito. Accanto a Morricone ci sono i brani classici (Bach, Chopin, ecc.), ma non funzionano come semplice accompagnamento "colto". Suonano come strutture rigide, come un ordine imposto. In un film dove tutto è regolato, codificato, amministrato, anche la musica diventa parte di quel sistema. Non commenta, non giudica: esiste e basta. E questo è il punto. Il film di Pier Paolo Pasolini non è mai stato solo "controverso": è uno di quei lavori che hanno continuato a sedimentare nella cultura underground, soprattutto nelle aree più oscure e radicali. Non tanto per lo shock in sé, ma per quella visione glaciale del potere, senza via d'uscita. Non è exploitation, è qualcosa di più freddo e definitivo.
Ascoltata oggi, la colonna sonora funziona proprio perché mantiene quella distanza. Non prova a rendere il film più "accessibile", non crea empatia. Anche il brano finale di Morricone, "Addio a Pier Paolo Pasolini", scritto dopo la morte del regista, non chiude davvero nulla: lascia piuttosto una sensazione sospesa, come se il film non fosse mai finito. È un disco strano da avere tra le mani. Non è pensato per essere riascoltato in modo casuale, né per funzionare come semplice soundtrack da collezione. È più vicino a un documento o a una traccia lasciata lì da qualcosa che ha continuato a influenzare sottotraccia una certa idea di "dark", ben oltre il cinema. E forse è proprio questo il motivo per cui ha senso oggi: perché Salò non è mai diventato davvero passato. E questa musica lo dimostra.
Non è un caso che questa storia continui a riaffiorare nella musica più laterale: basti pensare a "Ostia (The Death of Pasolini)" dei Coil, dove la morte di Pasolini diventa già qualcos'altro - mito, ossessione, materia sonora. Ascoltare oggi la colonna sonora di "Salò" significa tornare proprio lì, a quel punto in cui cinema, realtà e immaginario dark smettono di essere separabili.
CAESAR
https://coldspring.bandcamp.com/