12-02-2026
ALIO DIE
"Orphic Inscendence"

(Hic Sunt Leones)
Time: DL (64:30)
Rating : 8
"Orphic Inscendence" non è semplicemente un album: è un territorio liminale, un luogo sonoro dove il tempo e lo spazio si piegano, e l'ascolto diventa pratica. Si tratta di una restrazione dove Stefano Musso ha suonato con lo zither alto, in una unica ispirata sessione cui in seguito ha arrangiato con drones & loops e dove ha successivamente intonato sopra il monocordo e lo zither basso. È una stratificazione che somiglia a un rito, dove ogni elemento contribuisce alla trasformazione dello spazio interiore dell'ascoltatore. L'effetto è immediato eppure sottile: un senso di sospensione, un lieve spaesamento, una percezione del tempo che si allarga e si dilata. Le note non conducono, non guidano: invitano a perdersi, a cadere nella risonanza, a percepire il palpito del suono come qualcosa di più antico di noi. Qui il misticismo non è retorica: è pratica. Non è evocato, ma nasce dalla possibilità di abbandonarsi a ciò che vibra, di diventare parte del gesto stesso che ha dato origine al disco.
Alcuni momenti sono luminosi come cristalli di ghiaccio sospesi: un accordo dello zither alto si rifrange nel loop generando un eco che sembra provenire da un'altra dimensione; il monocordo entra con una voce sotterranea, verticale, che connette ciò che è vicino con ciò che è remoto; i piccoli suoni creano spigoli di luce, tracce di un paesaggio sonoro in continuo mutamento. L'ascoltatore non osserva: è immerso, accolto in una pratica di silenzio e ascolto profondo. Il disco, così, diventa esperienza fisica e spirituale insieme. Le risonanze, i riverberi, i loop e i droni, i gesti dello zither e del monocordo - tutti elementi nati da quella prima sessione ispirata - si fondono in un continuum, una mappa invisibile delle stagioni interiori e dei movimenti cosmici. Non è musica che racconta storie: è musica che fa sentire la vita come un ritmo condiviso tra cuore, corpo e universo.
"Orphic Inscendence" chiede tempo, silenzio e apertura: la sua profondità non si svela subito. Ma chi accetta di percorrerla scopre una presenza che persiste anche dopo che il suono è finito, un'eco che vibra dentro, come se il gesto originario di Musso non fosse mai terminato, ma continuasse a respirare dentro chi ascolta. È un disco che trasforma l'ascolto in meditazione, il suono in rivelazione, e la percezione in esperienza mistica.
CAESAR