10-08-2026
PETROLIO
"Club Atletico Voces Y Gritos"

(Subsound Records)
Time: CD (31:10)
Rating : 8
"Club Atletico Voces Y Gritos" è uno di quei dischi che ti cambia proprio la percezione dello spazio mentre lo ascolti. Non è solo il concept - che già di per sé è pesante, legato ai centri di detenzione clandestini della dittatura argentina - ma è come tutto questo si traduce in atmosfera: c'è un senso costante di chiusura, di aria ferma, quasi irrespirabile. Fin dai primi minuti si ha la sensazione di entrare in un luogo più che in un album. Un posto buio, senza punti di riferimento, dove i suoni non ti vengono incontro ma ti girano attorno. I droni sono profondi, sporchi, e i rumori sembrano arrivare da dietro le pareti, come se ci fosse sempre qualcosa appena fuori campo. Non è mai un ascolto passivo: ti tiene lì, teso.
La cosa che mi ha colpito di più è proprio questa sensazione fisica. Non è solo "oscuro" nel senso estetico: è cupo nel modo in cui ti resta addosso. Ti mette in una condizione di disagio sottile ma continuo, come se mancasse sempre un po' d'aria. Le voci amplificano tutto questo. Non entrano per rendere i brani più accessibili, anzi, li rendono ancora più instabili. Alòs ha qualcosa di quasi rituale, Bestial Mouths è fredda e distante, Julinko fragile al limite della dissolvenza, Pallas Athene quasi irreale. Sembrano più apparizioni che collaborazioni. Poi arriva "La Picana" e lì diventa difficile restare distaccati. La voce di Pierpaolo Capovilla è diretta, pesante, e si incastra nei suoni in modo quasi claustrofobico. Non c'è distanza tra chi ascolta e quello che succede nel brano. E sapere cosa rappresenta quel titolo rende tutto ancora più disturbante. Il bello - o forse il difficile - è che Petrolio non ti spiega niente. Non c'è narrazione guidata, non c'è un modo "giusto" di ascoltarlo. Però il concept si sente ovunque: nella tensione, nei silenzi, nella sensazione costante che qualcosa non si possa davvero risolvere.
Alla fine mi è rimasta addosso più l'atmosfera che i singoli pezzi. Un senso di pesantezza, di oscurità persistente. Non è un disco che metti spesso, ma è uno di quelli che quando lo ascolti ti cambia un po' l'umore, lo spazio, forse anche il modo in cui stai in silenzio dopo. E forse è proprio lì che funziona davvero.
CAESAR
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