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Intervista
01-01-2021 : THEODOR BASTARD
Da queste nostre pagine non abbiamo mai mancato di tributare i dovuti onori alla musica dei Theodor Bastard, collettivo di San Pietroburgo guidato dalle figure di Fedor Svolotch e Yana Veva che, dopo dei primordi più sperimentali e criptici risalenti ad inizio millennio, ha sviluppato un sound unico e prezioso, in grado di unire con risultati semplicemente eccezionali la modernità di certo raffinato trip-hop con una musicalità arcaica dal respiro secolare. Se già col precedente "Vetvi" il combo aveva dato prova della sua innata maestria nel tessere trame ricche di particolari e d'immane fascino, col nuovo...
 
Recensione
01-01-2021 : VLIMMER
Iniziato cinque anni fa, il progetto dei 18 EP dell'act tedesco giunge al suo capitolo finale in grande stile, non soltanto con le consuete edizioni in CDr, box e cassetta, ma offrendo anche la possibilità di acquistare assieme al supporto audio il libro "Jagmoor Cynewulf" (18 capitoli per 128 pagine), incentrato sul protagonista della storia narrata attraverso le varie uscite e pubblicato esclusivamente in lingua tedesca. Un gran finale ambizioso per un artista decisamente poliedrico come Alexander Leonard Donat, che in questo diciottesimo tassello prosegue nel suo personale discorso fra new/cold/dark-wave, post-punk, dream...
 
Recensione
01-01-2021 : RAPOON
Album decisamente anomalo per il blasonato progetto dell'inglese Robin Storey, che imbastisce inizialmente queste 9 tracce usando materiale ricavato dalla trilogia Mercury Rising (inaugurata nel 2017 col CD "Sanctus Equinox"), per finire col dar vita ad un lavoro quasi totalmente nuovo. Chi è pratico delle pubblicazioni di Rapoon saprà che in larga parte sono incentrate su loop circolari e toni ondulatori uniformi, aspetto quasi assente in questo nuovo album, dove emergono invece strutture lineari e lievi, fatte di cenni sonori minimali su cui vengono adagiate soluzioni diverse: da percussioni tribali ("Skies...
 
Recensione
01-01-2021 : JAGATH
Provenienti dalla città di Perm' e guidati da Gregory Skvortsov, gli Jagath sono un collettivo russo che crea il proprio sound in complessi industriali abbandonati, e più precisamente al fondo di umidi condotti fognari o dentro grossi serbatoi di petrolio vuoti, senza usufruire di alcuna sintesi digitale, usando strumenti costruiti a mano, oggetti trovati in loco e le proprie voci, con l'obiettivo - fra gli altri - di condividere la propria visione di una decadente era post-industriale. Benché consigliato ai fans di nomi quali Shibalba, Phurpa ed Arktau Eos, il secondo album degli Jagath (il primo nel formato fisico, dopo...
 
Recensione
01-01-2021 : AIDAN CASSERLY
"Ballads Of Sorrow", ultima fatica solista del singer irlandese Aidan Casserly (Empire State Human), usciva lo scorso marzo, e a distanza di un mese la traccia d'apertura "World Will Kill" veniva selezionata quale primo singolo estratto, diventando il fulcro dell'EP in esame. Della title-track, realizzata in collaborazione con la cantante Kriistal Ann (Paradox Obscure, Resistance Of Independent Music), abbiamo già parlato in occasione dell'analisi del suddetto album, e possiamo solo ribadire la bontà di una song riuscitissima che ha lo spessore della hit, mentre i restanti quattro brani vengono ripresi da...
 
Recensione
01-01-2021 : SCENIUS
Dopo aver iniziato a divulgare singolarmente alcune tracce dalla scorsa primavera, il duo composto dal produttore britannico Steve Withfield e dal cantante francese Fab Nau ha esordito sulla lunga distanza lo scorso 4 dicembre con "Enough Fears", opera prima racchiusa in un essenziale digipack. L'intento dichiarato di Scenius è quello di far suonare i synth vintage ed i macchinari per i ritmi "pieni di sentimento, toccanti ed orecchiabili", recuperando lo spirito di prime movers come Kraftwerk, Depeche Mode ed OMD in una chiave più moderna, e la buona notizia è che il duo riesce bene nell'ambiziosa...
 
Recensione
01-01-2021 : HEILIGE!
Progetto italiano totalmente avvolto nell'oscurità, Heilige! viene gestito dall'enigmatico Heinrich Wilhelm, e questa dovrebbe essere la sua prima uscita discografica. "Riverside" è un EP costruito su piccoli cenni sonori di breve durata che si collocano nei paraggi di una dark ambient naturalistica e filmica, tesa a materializzare immagini prima che paure. I titoli dei quattro brani e le poche illustrazioni a disposizione fanno da apertura ad uno scenario cupo e notturno, privo di vita e colmo di misteri. I suoni, sempre minimali e sottili, vengono reiterati ("River Of Silence") o dotati di piccoli movimenti...
 
Recensione
01-01-2021 : ICY MEN
Come se già non bastassero il gelo e la neve di Dicembre, ecco arrivare "Low Light", secondo album degli ucraini Icy Men, duo di elettro/darkwave capace di abbassare ulteriormente la fredda temperatura invernale. Prodotto dalla tedesca Cold Transmission, il disco presenta una dozzina di canzoni strutturate secondo lo stile tipico di molta musica dark elettronica, con conseguente uso di accordi su tonalità gravi dall'andamento minimale, linee di basso ossessive, suoni di tastiera dalle atmosfere sinistre e uno stile di canto sofferente, baritonale e opportunamente filtrato per non invadere troppo gli altri strumenti...
 
Recensione
01-01-2021 : INNER CONFLICT
Sparito dai riflettori per un decennio dopo un unico album datato 2010 a titolo "It's Just A Game", il duo old school synthpop russo - nato nel 2002 e composto da Artyom Babushkin (synth) e Vitaly Mikheyev (synth e voce) - è riapparso sul finire dello scorso aprile col singolo in esame, contenente tre sole tracce tutte inedite. La placida e melodiosa "Morning" cerca di inseguire quei Depeche Mode in cui troviamo Martin Gore dietro al microfono ("A Question Of Lust", per dirne una), ed anche "My Cat" presenta giri melodici che rimandano ai primordi del colosso di Basildon, fra suoni orientali ed...
 
Recensione
01-01-2021 : YRII SAMOILOVE/CARLO GROSSI
Split tape divisa tra l'autore russo - già attivo nelle arti figurative - Yrii Samoilove e l'italiano Carlo Grossi, incentrata sulla sperimentazione, i toni astratti e le ricerche artistiche post-moderne. L'album si dipana attraverso due lunghe tracce di oltre venti minuti: da un lato, Yrii costruisce una circolarità monocorde e rugginosa priva di variazioni sostanziali, per la quale non abbiamo notizie riguardo come sia stata sviluppata né quali mezzi siano stati usati; rimane solo un retrogusto anti-musicale che rimanda sia ai dipinti di questo autore, sia a certe realizzazioni a firma New Blockaders. Il tutto lascia...
 
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